Alex da Corte: nel buio della notte risplendono i simboli della cultura di massa
Quello realizzato da Alex da Corte per la Biennale Arte 2019 di Venezia non è un semplice plastico di una tipica cittadina americana, con le sue ordinate villette ingenuamente calate nella quiete notturna, ma una fedele riproduzione del diorama utilizzato per le riprese di "Mister Roger's Neighborhood", una serie televisiva americana per bambini, ideata da Fred Rogers e andata in onda dal 1968 al 2001. Riproduzione fedele salvo un significativo particolare: nel buio della sala che ospita "The decorated Shed" (questo il nome dell'opera di Da Corte) brillano le luminose insegne al neon di famose catene di ristoranti: McDonald's, Pizza Hut, Chick-Fil-A, Dunkin 'Donuts, Taco Bell, Wendy, Burger King, Starbucks, eccetera. Piazzate su lunghi pali che sovrastano le casette del quartiere di mr. Rogers, queste insegne attirano lo sguardo degli spettatori, come le luci della strada attirano le falene.
Con questo espediente, Da Corte vuole farci percepire la continuità tra il nostro modo di abitare gli spazi come consumatori/seguaci dei brand di largo consumo e come spettatori/seguaci delle fiction tv più popolari. Il suo è un ambiente immersivo in cui finzione e realtà si mischiano e si intersecano, affascinando il visitatore e inducendolo a interrogarsi sul significato delle sue esperienze quotidiane.
L'espressione "decorated shed" (letteralmente "capannone decorato") nel linguaggio architettonico sta a indicare una struttura esistente – un edificio, una fabbrica, un capannone – che viene abbellita con un ornamento che ne indica la funzione, come un segno o una forma scultorea. Si contrappone al "duck" ("anatra" in inglese), che è invece un edificio la cui stessa forma esprime la sua funzione, come quello a forma appunto di anatra costruito da un allevatore di pollame a Long Island per vendere i suoi prodotti.
I due termini, "decorated shed" e "duck" sono stati usati per la prima volta dagli architetti statunitensi Robert Venturi, Denise Scott Brown e Steven Izenour nel loro libro del 1972 "Learning from Las Vegas", in cui sostenevano che le strutture commerciali cariche di insegne e simboli delle aree suburbane d'America meritano la stessa attenzione accademica del design "alto", l'architettura modernista elegante e irreggimentata.
"A un presente che ci vede destinati a venir inghiottiti da noiosi metaversi da esplorare bendati da visori digitali, Da Corte oppone una versione analogica di realtà aumentata che sembra voler dare un nuovo significato al concetto wagneriano di Gesamtkunstwerk, opera d'arte totale", scrive il critico d'arte Riccardo Conti. "Da Corte ha sviluppato un linguaggio del tutto personale, che muove da una totale rimodellazione della realtà, intendendo questo termine nella sua accezione paradossalmente più artificiale, come costruzione simbolica generata in decenni di rappresentazioni di fiction e di tutti i cascami dello spettacolo infinito della merce. Attenzione però: perché Da Corte non si limita a manifestare in icone seducenti il mondo dei consumi e dei media come già fecero gli artisti della Pop; l'artista reifica quel mondo trasformandolo in puro spazio, dove ogni elemento disposto tramite l'approccio multimediale è teso a tradurre qualcosa di sfuggente, immateriale che ci pare sempre di riconoscere attraverso uno schermo ma che sembra non poter esistere al di fuori di una superficie luminosa".
Il fine di Alex Da Corte è quello di spingerci ad abbandonare il pensiero razionale per entrare in un mondo di memorabilia il cui linguaggio assomiglia a quello del sogno. Dove passato e presente sono sincronizzati, dove l'eccesso è di casa e il paradosso dietro l'angolo, ma anche dove le radici della purezza personale e collettiva riemergono anche se per un solo, sfavillante, istante.
Il sito di Alex Da Corte
"Alex da Corte in conversation with Margot Norton", Cura Magazine n. 29
Riccardo Conti, "L'opera d'arte totale secondo Alex Da Corte", Salone del Mobile Milano, 20 marzo 2022
"Interview with Alex Da Corte. Devil Town", Atp Diary, 23 Aprile 2015
"La cittadina ideale di Alex Da Corte, psichedelica e tanto pop", Artbooms, 24 settembre 2019
Alexxa Gotthardt, "The Quirky, Endearing Tradition of 'Duck' Architecture", Artsy, 10 gennaio 2019
(machebellezza.com, ottobre 2019)